GUIDA ECO-E · Aggiornamento: 24 ottobre 2026

“Con i miei termosifoni la pompa di calore funziona?” e “Se isolo casa, poi viene la muffa?” sono le due domande che sentiamo più spesso nei sopralluoghi. La risposta passa da due tecnologie che lavorano bene insieme: il riscaldamento a bassa temperatura e la ventilazione meccanica controllata (VMC). Ecco tre casi pratici con i numeri, come li facciamo noi prima di proporre un impianto.

Caso 1: appartamento anni ’70 con radiatori in ghisa
Appartamento di 90 m² a Roma, caldaia a gas, consumo di circa 1.000 m³ l’anno. Il fabbisogno di picco nei giorni più freddi è stimato in circa 6 kW. Contando gli elementi dei radiatori, la potenza installata risulta di 12 kW, ma è una potenza “nominale” dichiarata con acqua molto calda (differenza di 50 °C tra radiatore e ambiente, norma UNI EN 442).
Con acqua più fredda il radiatore rende meno, in modo non lineare:
| Temperatura mandata/ritorno | Resa rispetto al nominale | Potenza dei 12 kW installati | Copre i 6 kW di picco? |
|---|---|---|---|
| 75/65 °C (caldaia tradizionale) | 100% | 12 kW | Sì, con ampio margine |
| 55/50 °C | circa 57% | circa 6,8 kW | Sì |
| 50/45 °C | circa 46% | circa 5,5 kW | Quasi: manca qualcosa nei giorni più freddi |
Conclusione: qui una pompa di calore può lavorare con i radiatori esistenti, a 55 °C solo nei giorni più freddi e molto più in basso nelle mezze stagioni grazie alla curva climatica. Se si cambiano anche gli infissi e il picco scende a circa 5 kW, bastano 50 °C. Se invece i radiatori fossero stati “giusti”, cioè 6–7 kW nominali, servirebbe aggiungere elementi o passare a un altro tipo di terminale. Per questo misuriamo i radiatori prima di scegliere la macchina.
Caso 2: pavimento radiante in una ristrutturazione completa
Con il pavimento radiante l’acqua circola a 30–35 °C: è la condizione ideale per la pompa di calore, che rende tanto di più quanto più bassa è la temperatura di mandata (come ordine di grandezza, ogni grado in meno migliora l’efficienza di qualche punto percentuale). Tre attenzioni pratiche:
- Passo dei tubi e circuiti stanza per stanza, progettati secondo la UNI EN 1264: bagni e stanze esposte hanno bisogno di più tubo.
- Bilanciamento al collettore: dopo l’avviamento controlliamo con la termocamera che tutti i circuiti arrivino alla temperatura prevista. Un circuito più freddo degli altri vuol dire una stanza che scalda meno.
- Raffrescamento estivo: lo stesso pavimento può rinfrescare con acqua a 16–18 °C, ma solo con il controllo del punto di rugiada e un deumidificatore, altrimenti si forma condensa.

D’estate lo stesso pavimento raffresca: perché serve la VMC con deumidificazione

In questa termografia il pavimento non sta scaldando, sta raffrescando: nei tubi circola acqua a circa 16 °C prodotta dalla pompa di calore, e la superficie del pavimento resta intorno ai 20–22 °C. È un fresco uniforme e silenzioso, senza getti d’aria fredda. C’è però un limite fisico: se la superficie scende sotto il punto di rugiada dell’aria, l’umidità si deposita sul pavimento come sul bicchiere d’acqua ghiacciata.
| Aria in casa a 26 °C | Punto di rugiada | Pavimento a 20 °C |
|---|---|---|
| Umidità 70% (estate romana senza deumidificazione) | circa 20 °C | Rischio condensa |
| Umidità 65% | circa 19 °C | Margine di appena 1 °C |
| Umidità 50% (con deumidificazione) | circa 15 °C | Sicuro, ampio margine |
Per questo il raffrescamento a pavimento si progetta insieme a una VMC con modulo di deumidificazione. I due impianti si dividono il lavoro:
- Il pavimento toglie il calore “sensibile”, cioè abbassa la temperatura dell’ambiente.
- La VMC con deumidificatore toglie il vapore (il calore “latente”) e porta l’umidità intorno al 50–55%, oltre a ricambiare l’aria con recupero di energia. Spesso il deumidificatore usa la stessa acqua fredda della pompa di calore.
- La regolazione fa da arbitro: sonde di temperatura e umidità nelle stanze calcolano il punto di rugiada e tengono l’acqua di mandata almeno 1–2 °C sopra. Se l’umidità sale, ad esempio con le finestre aperte, la centralina alza la mandata o chiude il circuito; un sensore di condensa sul tubo di mandata fa da sicurezza.
- All’accensione estiva si fa partire prima la deumidificazione e poi il raffrescamento del pavimento, così non si parte mai con l’aria troppo umida.
Il risultato è un solo impianto per tutto l’anno: caldo a bassa temperatura d’inverno, fresco e aria asciutta d’estate, con la pompa di calore che lavora sempre in condizioni favorevoli.
Caso 3: VMC in un appartamento appena isolato
Stesso appartamento di 90 m², altezza 2,70 m: il volume è di circa 243 m³. Dopo il cambio degli infissi la casa non “respira” più dagli spifferi. Una famiglia di quattro persone produce ogni giorno diversi litri di vapore (si stima nell’ordine di 8–12 litri tra respirazione, cucina e docce): se non esce, si condensa sui punti freddi e nasce la muffa.
- Portata d’aria: un riferimento progettuale comune per il residenziale è circa 0,5 ricambi l’ora, quindi circa 120 m³/h, da verificare secondo la UNI EN 16798-1 e il numero di occupanti.
- Energia risparmiata: d’inverno, con 5 °C fuori e 20 °C dentro, riscaldare 120 m³/h di aria nuova richiede circa 610 W in continuo. Con un recuperatore di calore all’85% la perdita scende a circa 90 W, contro un consumo dei ventilatori di poche decine di watt.
- Che VMC scegliere: centralizzata canalizzata nelle ristrutturazioni complete (estrazione da bagni e cucina, immissione in camere e soggiorno); decentralizzata a parete quando non si possono fare controsoffitti.
- Manutenzione: filtri da pulire o sostituire ogni 3–6 mesi, altrimenti la portata cala e la VMC diventa rumorosa.

Incentivi aggiornati
- Pompa di calore – ecobonus: nel 2026 detrazione del 50% sulla prima casa e del 36% sugli altri immobili; dal 2027, senza proroga, 36% e 30%. La manovra 2027 sta valutando un ritorno al 65% per le pompe di calore, ma non è ancora deciso (dettagli nella guida al bonus casa 2027).
- Pompa di calore – Conto Termico 3.0: alternativa alla detrazione, accessibile anche ai privati per gli impianti residenziali. Il PortalTermico è di nuovo aperto dal 13 aprile 2026 per l’accesso diretto, la domanda va presentata entro 90 giorni dalla fine lavori e sotto i 15.000 € l’incentivo arriva in un’unica rata. Dal 15 aprile 2026 c’è anche un catalogo di apparecchi pre-qualificati fino a 35 kW. I due incentivi non si cumulano sulla stessa spesa.
- VMC e pavimento radiante: possono rientrare nelle detrazioni quando fanno parte di un intervento di ristrutturazione o di risparmio energetico; l’inquadramento va verificato caso per caso.
Per approfondire: riscaldamento a bassa temperatura, VMC e deumidificazione, norme sugli impianti radianti.
ECO-E · Roma e Lazio
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Fonti ufficiali e approfondimenti
- GSE – Conto Termico: decreto, regole applicative e portale.
- BibLus (13 ottobre 2026): Conto Termico 3.0, stato del portale e regole per le pompe di calore.
- ENEA – Vademecum ecobonus: requisiti tecnici per pompe di calore e altri interventi.
- UNI EN 442 (prestazioni dei radiatori), UNI EN 1264 (sistemi radianti), UNI EN 16798-1 (qualità dell’aria e ventilazione): norme tecniche di riferimento.
Nota editoriale: i calcoli sono esempi semplificati e non sostituiscono il progetto termotecnico del singolo immobile. Incentivi aggiornati al 24 ottobre 2026.